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Le richieste della Fipe alle forze politiche

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La Federazione Italiana Pubblici Esercizi Fipe-Confcommrcio ha elaborato un documento di sintesi con le azioni che sta portando avanti per salvaguardare il settore, forte di 120mila imprese su tutto il territorio nazionale, in questo drammatico momento. Il comparto rischia di perdere 21 miliardi di fatturato nel 202050mila imprese sono a rischio e si stimano 300mila posti di lavoro in meno. Le proposte sin qui messe a punto dal Governo sono state giudicate insufficienti e parziali dal 96% delle imprese associate; in collaborazione con Confcommercio, Fipe ha per questo presentato oltre 30 emendamenti e proposte integrative.
“Le misure del governo si rivelano utili per una piccola platea di imprenditori, quelli decisi a chiedere prestiti sotto i 25mila euro, ma per tutti gli altri permangono i problemi”, il commento della Fipe all’ultimo Decreto che  “non sembra rilasciare risorse immediate alle imprese italiane: chi chiederà cifre superiori ai 25mila euro deve fare diversi passaggi e rischia di dover aspettare ancora. Anche se venisse confermata la semplificazione della valutazione del credito da parte del Fondo centrale di garanzia, bisognerà comunque dare il tempo alle banche di svolgere le loro istruttorie. Il che significa ulteriore tempo, visto che anche gli istituti di credito in questo momento hanno problemi di organici. Una situazione che rischia di penalizzare chi ha maggiori problemi di liquidità e un tempo di sopravvivenza residua breve, come le imprese dei pubblici esercizi che hanno già perso oltre 22 miliardi di euro nel 2020”.

“Il limite dei 25.000 € con garanzia automatica al 100% deve essere aumentato”, sostiene Fipe. “Oltre al danno, però, ecco la beffa: chi riuscirà ad accedere ai prestiti, rischia di dover utilizzare buona parte del credito per pagare le tasse, la cui scadenza è stata prorogata solo fino a maggio. Stiamo assistendo al fallimento di decine di migliaia di imprese. Non sottovalutiamo lo sforzo fatto dal governo, ma serve velocità, zero burocrazia e certezza dei tempi – prosegue la Federazione – e soprattutto servono risorse vere, contributi a fondo perduto per compensare anche solo parzialmente la perdita del fatturato. Indebitandosi si sposta il problema, non lo si risolve”.

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