split payment

“Split Payment” – primi chiarimenti dall’Agenzia delle Entrate

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L’Agenzia delle Entrate ha fornito i primi chiarimenti interpretativi in merito allo “split payment”, in base al quale l’IVA a debito viene versata direttamente dall’ente pubblico destinatario della fattura di acquisto di beni e servizi.

L’Agenzia delle Entrate con la circolare n. 1/E del 9 febbraio 2015 recante: “IVA. Ambito soggettivo di applicazione del meccanismo della scissione dei pagamenti –Articolo 1, comma 629, lettera b), della legge 23 dicembre 2014, n. 190 – Primi chiarimenti”, ha fornito i primi chiarimenti interpretativi sull’individuazione dell’ambito applicativo del c.d. “split payment”.

Come noto, l’art. 1, comma 629, lett. b) della Legge di Stabilità 2015, introducendo il nuovo art. 17-ter al D.P.R. n. 633/1972, ha istituito un innovativo meccanismo di versamento dell’IVA per le operazioni effettuate nei confronti dello Stato o di enti pubblici, il c.d. “split payment”  (vd. ns. circolare n. 13/2015).

In base a tale meccanismo i soggetti passivi dell’IVA che effettuano le operazioni nei confronti delle pubbliche amministrazioni non sono tenuti al pagamento dell’imposta; spetta, infatti, all’ente pubblico, a fronte della cessione o della prestazione ricevuta, di versare l’imposta direttamente all’erario, corrispondendo conseguentemente al fornitore il corrispettivo al netto dell’IVA (vd. ns. circ. n. 138/2014).

Al riguardo, la circolare in esame precisa che la scissione dei pagamenti riguarda, esclusivamente, le operazioni documentate mediante fattura, mentre restano escluse quelle certificate dal fornitore mediante il rilascio della ricevuta fiscale o dello scontrino fiscale ovvero non fiscale per i soggetti che si avvalgono della trasmissione telematica dei corrispettivi.

La predetta disposizione è riconducibile tra quelle volte ad innovare il sistema di riscossione dell’imposta, al fine di ridurre il “VAT gap” e contrastare i fenomeni di evasione e le frodi IVA. Il meccanismo della scissione dei pagamenti, infatti, mira a garantire, da un lato, l’erario, dal rischio di inadempimento dell’obbligo di pagamento dei fornitori che addebitano in fattura l’imposta e, dall’altro, gli acquirenti, dal rischio di coinvolgimento nelle frodi commesse da propri fornitori o da terzi.

Il nuovo meccanismo, pur nelle more dell’autorizzazione della Commissione europea, si applica, per espressa previsione normativa, alle fatture emesse dal 1° gennaio 2015. Su tale aspetto, l’Agenzia delle Entrate specifica che lo “split payment” si applica alle operazioni in relazione alle quali il corrispettivo sia stato pagato dopo il 1° gennaio 2015 e sempre che le stesse non siano state già fatturate anteriormente alla predetta data. Il meccanismo della scissione dei pagamenti non è, invece, applicabile alle operazioni per le quali è stata emessa fattura entro il 31 dicembre 2014.

Ambito soggettivo di applicazione della norma

La disciplina della scissione dei pagamenti persegue la finalità di arginare l’evasione da riscossione dell’IVA, nell’ambito delle cessioni di beni e prestazioni di servizi effettuate nei confronti delle pubbliche amministrazioni indicate dalla norma, trasferendo il pagamento del debito IVA dal relativo fornitore in capo alle amministrazioni stesse.

Circa l’ambito soggettivo di applicazione del nuovo art. 17-ter del D.P.R. 26 ottobre 1972, n. 633, l’Agenzia delle Entrate ritiene che le amministrazioni pubbliche individuate dalla predetta disposizione come destinatari della disciplina dello “split payment” siano:

    • Stato ed altri soggetti qualificabili come organi dello Stato, ancorché dotati di autonoma personalità giuridica, ivi compresi, ad esempio, le istituzioni scolastiche e le istituzioni per l’alta formazione artistica, musicale e coreutica (AFAM). Tali soggetti, infatti, ancorché dotati di personalità giuridica, devono considerarsi a tutti gli effetti amministrazioni statali, in quanto del tutto compenetrati nella organizzazione dello Stato in ragione di specifici elementi distintivi;
    • enti pubblici territoriali (Regioni, Province, Comuni, Città metropolitane) e consorzi tra essi costituiti. Si ritiene, inoltre, che siano riconducibili in tale categoria, anche le Comunità montane, le Comunità isolane e le Unioni di Comuni. Si tratta, infatti, in tali casi, di enti pubblici costituiti per l’esercizio associato di una pluralità di funzioni o di servizi comunali in un determinato territorio, i quali, pertanto, in relazione ad essi, si sostituiscono agli stessi Comuni associati;
  • Camere di Commercio, Industria, Artigianato e Agricoltura (C.C.I.A.A.). Devono ritenersi comprese in tale categoria anche le Unioni regionali delle Camere di Commercio, Industria, Artigianato e Agricoltura;
  • istituti universitari;
  • aziende sanitarie locali. Al riguardo, atteso che in alcune Regioni sono stati costituiti appositamente degli enti pubblici che sono subentrati ai soggetti del servizio sanitario nazionale nell’esercizio di una pluralità di funzioni amministrative e tecniche, l’Agenzia delle Entrate è dell’avviso che anche tali enti debbano essere ricondotti nell’ambito applicativo dello “split payment”;
  • enti ospedalieri, ad eccezione degli enti ecclesiastici che esercitano assistenza ospedaliera, i quali, ancorché dotati di personalità giuridica, operano in regime di diritto privato;
  • enti pubblici di ricovero e cura aventi prevalente carattere scientifico (I.R.C.C.S.);
  • enti pubblici di assistenza e beneficenza, ossia, Istituzioni Pubbliche di Assistenza e Beneficenza (IPAB) e Aziende Pubbliche di Servizi alla Persona (ASP);
  • enti pubblici di previdenza (INPS, Fondi pubblici di previdenza).

Soggetti esclusi

Sono esclusi dall’ambito di applicazione dello “split payment” le operazioni effettuate nei confronti:

  • degli enti previdenziali privati o privatizzati in quanto la natura pubblica è un requisito imprescindibile per l’applicazione della norma;
  • delle aziende speciali (ivi incluse quelle delle CCIAA) e della generalità degli enti pubblici economici, che operano con un’organizzazione imprenditoriale di tipo privatistico nel campo della produzione e dello scambio di beni e servizi, ancorché nell’interesse della collettività;
  • degli Ordini professionali, degli enti ed istituti di ricerca, delle Agenzie fiscali, dell’Autorità amministrative indipendenti (Agcom), dell’Arpa, dell’Automobile club provinciali, dell’Aran, dell’Agenzia per l’Italia digitale AgID), dell’Inail, dell’Istituto per lo studio e la prevenzione oncologica. Si tratta, infatti di enti pubblici non economici, autonomi rispetto alla struttura statale, che perseguono fini propri, ancorché di interesse generale.

Indice delle Pubbliche Amministrazioni

Per ragioni di semplicità operativa e per dare maggiori elementi di certezza agli operatori, sia i fornitori che gli enti pubblici acquirenti, potranno verificare, direttamente, in rete la categoria di appartenenza ed i riferimenti dell’ente pubblico, consultando l’Indice delle Pubbliche Amministrazioni (IPA), alla paginahttp://indicepa.gov.it/documentale/ricerca.php .

A titolo esemplificativo l’Agenzia delle Entrate fornisce il seguente elenco di soggetti coinvolti dallo “split payment”:

    • “Aziende Ospedaliere, Aziende Ospedaliere Universitarie, Policlinici e Istituti di Ricovero e Cura a Carattere Scientifico Pubblici” – codice L8;
    • “Aziende Pubbliche di Servizi alla Persona” – codice L34;
    • “Aziende Sanitarie Locali” – codice L7
    • “Camere di Commercio, Industria, Artigianato e Agricoltura e loro Unioni Regionali” – codice L35;
    • “Città Metropolitane” – codice L45;
    • “Comuni e loro Consorzi e Associazioni” – codice L6;
    • “Comunità Montane e loro Consorzi e Associazioni” – codice L12;
    • “Forze di Polizia ad Ordinamento Civile e Militare per la Tutela dell’Ordine e della Sicurezza Pubblica” – codice C11;
    • “Istituti di Istruzione Statale di Ogni Ordine e Grado” – codice L33;
    • “Istituzioni per l’Alta Formazione Artistica, musicale e Coreutica – AFAM” – codice L43;
    • “Organi costituzionali e di Rilievo Costituzionale” – codice C2;
    • “Presidenza del Consiglio dei Ministri, ministeri e Avvocatura dello Stato” – codice C1;
    • “Province e loro Consorzi e Associazioni” – codice L5;
    • “Regioni, Province Autonome e loro Consorzi e Associazioni” – codice L4;
    • “Unioni di Comuni e loro Consorzi e Associazioni” – codice L18;
  • “Università e Istituti di Istruzione Universitaria Pubblici” – codice L17.

Tale elenco non è da ritenersi esaustivo, pertanto, laddove sorgessero dubbi circa l’applicabilità dello “split payment”, l’Agenzia delle Entrate invita gli operatori interessati a presentare apposita istanza di interpello ai sensi dell’art. 11 della L. 27 luglio 2000, n. 212 (Statuto dei diritti del contribuente).

Sanzioni

In considerazione dell’incertezza dell’ambito applicato dello “split payment” e della circostanza che la disciplina recata dal nuovo art. 17-ter del D.P.R. n. 633 del 1972, ha esplicato la sua efficacia già in relazione alle fatture emesse a partire dal 1° gennaio 2015, nonché in ossequio ai principi dello “Statuto del contribuente”, l’Agenzia delle Entrate precisa che possono essere fatti salvi i comportamenti finora adottati dai contribuenti, ai quali, pertanto, non dovranno essere applicate sanzioni per le violazioni eventualmente commesse anteriormente all’emanazione della Circolare in esame (9 febbraio 2015).

Pertanto, ove le pubbliche amministrazioni, dopo il 1° gennaio 2015, abbiano corrisposto al fornitore l’Iva ad esse addebitata in relazione ad operazioni fatturate a partire dalla medesima data e, a sua volta, il fornitore abbia computato in sede di liquidazione, secondo le modalità ordinarie, l’imposta incassata dalle pubbliche amministrazioni, non occorrerà effettuare alcuna variazione.

Diversamente, ove il fornitore abbia erroneamente emesso fattura con l’annotazione “scissione dei pagamenti”, lo stesso dovrà correggere il proprio operato ed esercitare la rivalsa nei modi ordinari. In tal caso le pubbliche amministrazioni dovranno corrispondere al fornitore anche l’Iva relativa all’operazione ricevuta.

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