La cultura passa anche dalla tavola: per la Maremma una prospettiva di crescita

Si allargano i confini di ciò che gli italiani chiamano cultura. Tradizione e patrimonio restano centrali, ma cultura significa anche natura, scienza, creatività ed enogastronomia e deve essere capace di produrre conoscenza, curiosità, emozione e divertimento. Infatti, se visitare un museo, fare un’escursione a un sito storico e assistere a uno spettacolo teatrale restano le esperienze maggiormente associate alla cultura (con voti medi, rispettivamente, di 7,7, 7,6 e 7, in una scala da 1 a 10), nella percezione degli italiani trovano spazio anche parchi naturali, conferenze scientifiche, mostre immersive, laboratori creativi ed enogastronomia. Sagre e concerti, sport, eventi religiosi e parchi divertimento – tutti con voti medi inferiori a 6 – rimangono, invece, ai margini della definizione di cultura.

Ma quali sono, per gli italiani, le funzioni di un’esperienza culturale? Per il 91% deve trasmettere conoscenza e stimolare la curiosità, per l’89% generare emozioni e per l’88% mettere in contatto con storia e tradizioni, ma anche intrattenere e divertire. E alla domanda su quali siano le 3 cose associate maggiormente all’identità culturale dell’Italia, al primo posto spicca il binomio cucina ed enogastronomia con il 65% delle citazioni. Seguono paesaggio e natura (50%), patrimonio archeologico (49%), arte e artisti (32%), moda e design (24%). Come dire: nell’immaginario degli italiani l’identità culturale del Paese parte dalla tavola, prima ancora che dal patrimonio archeologico e dall’arte.

È quanto emerge dall’Osservatorio sulle esperienze culturali in Italia realizzato da Impresa Cultura Italia-Confcommercio in collaborazione con SWG.

«Questi dati ci restituiscono una fotografia interessante non soltanto di ciò che oggi gli italiani considerano cultura, ma anche di una prospettiva di crescita per i nostri territori – dichiarano Giulio Gennari e Gabriella Orlando, presidente e direttore di Confcommercio Grosseto -. La cucina, l’enogastronomia, il paesaggio e le tradizioni non sono elementi separati: insieme possono diventare un’esperienza capace di raccontare un luogo, farlo conoscere e creare valore. È particolarmente evidente in una terra come la Maremma, dove il patrimonio culturale passa anche dalla tavola, dalle produzioni, dalle storie delle imprese, dal rapporto con il paesaggio e dalle competenze che si tramandano di generazione in generazione. Il riconoscimento della cucina italiana come patrimonio culturale immateriale dell’UNESCO va proprio nella direzione di una consapevolezza che questi numeri oggi confermano: il cibo non è soltanto ciò che mangiamo, ma è un modo attraverso cui le persone incontrano la storia, le tradizioni e l’identità di un territorio. E quando una cucina diventa esperienza, diventa anche turismo, relazione, conoscenza e occasione di sviluppo. Per la Maremma questo rappresenta una potenzialità straordinaria – concludono Gennari e Orlando -. Abbiamo una cucina profondamente legata alla nostra identità, prodotti, paesaggi, piccoli borghi, imprese e persone che ogni giorno custodiscono e reinterpretano questo patrimonio. La vera sfida è riuscire a mettere in relazione tutte queste ricchezze, perché non rimangano esperienze isolate ma contribuiscano a costruire una proposta territoriale sempre più riconoscibile e capace di generare crescita. I dati ci dicono che questa strada può parlare alle persone: dobbiamo avere la capacità di percorrerla insieme, valorizzando ciò che abbiamo e trasformandolo in nuove opportunità per le imprese e per il territorio».

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