È approdato in Commissione Attività produttive della Camera dei deputati l’esame della proposta di legge dal titolo “Istituzione e disciplina delle zone del commercio nei centri storici”. Un provvedimento che punta a invertire la rotta del degrado urbano attraverso una regolamentazione strategica delle attività di vicinato nei cuori antichi delle città italiane.
La proposta di legge mira a superare gli effetti distorsivi di una liberalizzazione indiscriminata che, negli anni, ha spesso penalizzato il decoro e la specificità dei territori. Tra le novità più rilevanti il testo prevede la possibilità per i Comuni di istituire un elenco di zone all’interno dei centri storici in cui l’apertura, il trasferimento o il mutamento di settore merceologico degli esercizi siano subordinati a una specifica autorizzazione dello Sportello Unico per le Attività Produttive (SUAP). Il fine è garantire la conservazione del patrimonio storico e la valorizzazione del commercio tradizionale e di vicinato. Inoltre, il provvedimento prevede l’istituzione di un Fondo nazionale per la riqualificazione delle attività commerciali nei piccoli comuni con popolazione inferiore ai 5mila abitanti.
Sull’importanza di questa riforma interviene con forza il presidente di Confcommercio Grosseto, Giulio Gennari, che sposa la linea nazionale dell’associazione delineata durante le recenti audizioni parlamentari.
“Anche in Maremma, purtroppo, città e borghi rurali di grande fascino architettonico, cultura e ambientale stanno perdendo negozi e servizi e con essi una parte fondamentale della propria identità – dichiara il presidente Giulio Gennari – I numeri elaborati dall’Ufficio Studi della nostra Confederazione fotografano un’emergenza reale: negli ultimi 13 anni l’Italia ha perso circa 129 mila attività del commercio in sede fissa. Nei soli centri storici la contrazione ha superato il 25%, con picchi drammatici per le edicole, dimezzate nel numero, e per i negozi di abbigliamento e calzature, calati del 37%. Questo impoverimento – prosegue Gennari – non è solo quantitativo, ma anche qualitativo: una città con le serrande alzate, ma senza un’offerta che dialoghi con la comunità è una città più povera e meno sicura”.
Il presidente di Confcommercio Grosseto sottolinea inoltre come la proposta di legge in discussione in Parlamento rappresenti un punto di svolta atteso da tempo per ridare potere decisionale alle amministrazioni locali.
“Questo atto va nella direzione giusta: restituisce ai Comuni strumenti reali per governare la qualità dell’offerta commerciale – prosegue Gennari – Può diventare il veicolo attraverso cui le esperienze più avanzate di gestione urbana si diffondono su tutto il territorio nazionale, Maremma compresa. Sul testo base del provvedimento, quindi, possiamo esprimere complessivamente un giudizio positivo, perché rafforza l’autonomia regolamentare degli enti locali in materia di urbanistica e commercio. È però opportuno che le rappresentanze delle imprese siano parte attiva e integrante di questo processo: i risultati migliori si ottengono sempre laddove le nostre associazioni hanno avuto un ruolo di co-progettazione insieme alle Amministrazioni”.
Il presidente di Confcommercio Grosseto ha in mente alcuni affinamenti nel testo legislativo per renderlo pienamente operativo ed efficace. “Per rendere il provvedimento davvero incisivo – conclude Giulio Gennari – riteniamo auspicabile intervenire su alcuni aspetti tecnici: è necessaria l’intesa obbligatoria con le associazioni di categoria comparativamente più rappresentative, un coordinamento puntuale con la normativa esistente e la garanzia di regole uniformi per categorie analoghe, così da evitare disparità di trattamento. La tutela del ‘salotto buono’ delle nostre città passa da una visione politica che rimetta al centro l’impresa di vicinato come presidio sociale e culturale”.
Sostegno alla posizione del presidente arriva anche dal direttore di Confcommercio Grosseto, Gabriella Orlando, la quale ribadisce: “Il commercio non è un elemento estraneo al tessuto urbano, ma la sua stessa linfa. Garantire standard qualitativi elevati e proteggere le tradizioni locali significa difendere l’attrattività turistica e la vivibilità della nostra provincia”.



